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  1. I padroni della notte (We own the night)
  2. Burn after reading
  3. La classe (Entre le murs)
  4. Nessuna verità (Body of lies)

Il primo, giovedì sera. Era da un po’ nella mia wishlist, soprattutto perchè dopo Walk the line Joaquin Phoenix si sta confermando uno dei miei preferiti. Qui è affiancato da Eva Mendes e Mark Wahlberg, personaggi di contorno al protagonista, un bravo Phoenix nei panni di un maitre di un locale poco raccomandabile, dove girano droga, alcool e squillo. Ma Bobby è un bravo ragazzo in realtà, anche se avrebbe tutte le carte in regola per far carriera nel mondo del crimine, è sveglio, ha conoscenze e soprattutto è protetto da un padrino russo. Ma ha anche un fratello e un padre poliziotti, cosa che farà la differenza. Quel che pare evidente è che Bobby vorrebbe restare estraneo a entrambi i due mondi e passare il tempo ad amare la sua ragazza, ma il senso di giustizia glielo impedirà. Quando suo fratello viene ferito da un gangster di sua conoscenza, ecco che scatta la molla. Il figliol prodigo inizia a collaborare con la polizia perchè giustizia sia fatta, ma sarà il principio di una vorticosa serie di eventi tragici e di una profonda presa di coscienza, anche a costo di perdere ciò di più caro. Atmosfere cupe e strizzate d’occhio a The departed e al DePalma poliziesco rendono il film piacevole e l’interpretazione tormentata del protagonista è convincente.

Tutta un’altra storia quella dei fratelli Cohen commedianti, quelli che preferisco, anche se non sono ancora guariti dalla febbre del sangue. In BAR ancora attori che adoro, John Malkovich e George Clooney su tutti, anche se Brad Pitt nella parte dell’idiota non scherza. Inutile riassumere la trama, quasi inesistente, spiccano di più i personaggi, maschere più che altro, gli attori scherzano sui loro clichè e le storie si mescolano, si ingarbugliano e poi finiscono. Si sorride e ci si prende in giro, ma alla fine lo schermo è nero.

La classe, Palma d’oro 2008, mi è piaciuto, ma è uno di quelli che non so se rivedrei. Stile documentaristico, estratto di vita di oggi, un gruppo classe sintesi  di multiculturalismo e a-culturalismo seguito durante un intero anno scolastico che cerca di convivere e sopravvivere più che di crescere, formarsi. Viene da mettersi le mani nei capelli, tra una risata e un sussulto, il povero prof non può farcela. C’è il Bronx, c’è Scampìa e poi c’è questo.

Ultimo, ma forse il migliore, almeno per regia e montaggio. Ancora grandi nomi, ancora più grandi, Scott-DiCaprio-Crowe, per questa pellicola veloce e avvincente. Fantapolitica quanto basta e strapotere della CIA guarniti da un personaggio caparbio e acuto interpretato dal sempre più ascendente Leonardo che brilla ancora di più accanto allo sbiadito Russell. Si viaggia per il Medio Oriente passando per l’Iraq e la Giordania, dove il nostro deve guardarsi da tutto e tutti, dove non esistono alleati, nemmeno all’interno dei Servizi. Non si sfugge alla logica del doppio gioco e della menzogna, anzi il rischio è di restarne succubi. O di non tornare più. Chi per scelta chi per sbaglio.

Fede

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One Comment

  1. Commento solo quelli che ho visto: Burn after reading dimostra ancora una volta che i Coen, tra un capolavoro e l’altro, sanno tenersi occupati con esercizi di stile impeccabili. 90 (o quanti sono) minuti di nulla, eppure un Nulla diretto benissimo ed interpretato meglio. Una perfezione stilistica che a stento si trova altrove, una capacità di tenere insieme e aggrovigliare e dipanare a piacimento qualsiasi gomitolo. Un’impeccabilità algida, certo, un’eleganza e una perfezione freddine, ma è impossibile non ammirare gli ultimi Coen. “L’eleganza è frigida”, diceva Parise. E Burn after reading non rimane a lungo, vero. Ma a me l’intrattenimento puro dei Coen piace 🙂
    Promosso.

    Nessuna verità. Ci voleva Di Caprio per riportarmi al cinema a vedere un film di Scott…non è bastato a farmelo sopportare. Per me, Ridley e il fratellino farebbero meglio a smettere di fare cinema. Se Tony lascia pochi rimpianti, però, Ridley veramente mi manda ai matti. Dopo aver iniziato la carriera con i Duellanti (chapeau) e messo insieme altri due capolavori nell’arco di pochi anni (gli ’80), il nostro eroe deve essersi bevuto il cervello. Ormai ogni suo film è gelido, irritante. Repetita iuvant, diceva qualcuno, ma non osare più un mezzo passo da vent’anni non può essere un merito. Ci prova, sa dirigere, ha buona tecnica. I suoi film sono tutti bellini, ordinati. Mah. Un talento (perchè c’era) gettato alle ortiche. E lo si doveva capire quando, a distanza di 10 anni, ha rimesso le sue (ormai) viscide mani su Blade Runner, stuprandone la splendida linea, l’atmosfera, contaminando quel diamante grazzo con inutili ceselli. Ha perso ogni dimensione artistica, ogni speranza autoriale, qualsiasi cosa che lo distinguesse. Ormai solo blockbuster ben confezionati, senz’anima.
    Per altro, sceneggiatura già vista. Lo stesso Monahan di The Departed, il quale deve aver pensato che squadra che vince non si cambia, visto che ci ha lasciato dentro praticamente tutto. Ormai Scott è una debole Eco di ciò che è stato.
    A molti piace ancora (o addirittura più di prima)…quindi sarò io 🙂 ma proprio non mi va giù. Di certo, la prossima volta al cinema non ci vado. Buuuu!
    Bocciato.

    [Bravo Fede che sei tornato su questi lidi. Vedrò di darmi da fare anch’io, magari un po’ meno acido che nei commenti 😛 ]


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