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Voglio abbassare la media dei film, non dico in qualità, semmai in aulicità (esiste questa parola?…). Ieri sono stato a vedere Tutta la vita davanti, di Paolo Virzì, ultima opera del regista livornese autore di Ovosodo, Caterina va in città e N io e Napoleone. Esordisco col dire che mi è piaciuto ed è concorde con me la mia compagna d’avventure. Beh, chi se ne importa…

La storia, a metà strada tra commedia e dramma, ruota attorno a una bella e brava ragazza d’oggi, Marta (una splendida Isabella Ragonese), neolaureata con lode in filosofia che si ritrova divisa tra un call center e un babysitting, due esperienze tanto assurde quanto poi però inaspettatamente costruttive. Un turbinio di personaggi variegati e situazioni grottesche fa da sfondo alla vicenda clou, narrata dalla calda voce di Laura Morante: si passa dalla svanita coinquilina con figlia a carico, sempre sull’orlo dello sfascio economico e morale, al sindacalista anti-call center (mitico Mastrandrea) fino al collega stressato impersonato dal trasformista Elio Germano, uno dei miei attori preferiti.

Ma al centro sta il call center della Multiple, un luna park delle vendite, un circo da lavaggio del cervello d’ispirazione Grande Fratello, sia orwelliano che televisivo allo stesso tempo, con canti, balli, premiazioni stile villaggio vacanze. Non può mancare il capo carismatico (Massimo Ghini) né tantomeno l’aguzzino, una convincente Sabrina Ferilli nel ruolo di una direttrice schizzata. Giovani ragazze e ragazzi finiscono qui come i ciuchini di Pinocchio, senza accorgersi dell’alienazione che finisce con lo stritolarli lentamente. Marta per un attimo si perde, ma non smette mai di osservare ciò che la circonda con occhio critico, e con lei lo spettatore.

Non ne esce una visione granitica ma una ricca di sfaccettature e spunti di riflessione, anche se si capisce bene da che parte sta il regista, come del resto negli altri suoi film. Siamo usciti dal cinema soddisfatti, non dico carichi di una nuova consapevolezza ma quasi. Anzi, forse con molti dubbi, seppur costruttivi, sull’Italia di oggi e noi giovani. Su noi stessi, su di me, che di dubbi ne ho già abbastanza, sul lavoro. Il mio.

 Fede

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3 Comments

  1. “Esordisco col dire che mi è piaciuto ed è concorde con me la mia compagna d’avventure. Beh, chi se ne importa…” Chi se ne importa?! Ma di che, della compagna? Non essere offensivo, su! 🙂 (sì, va bene…si capisce che non intendevi quello, ma bisogna stare attenti a queste cose…eh!)
    Comunque…Virzì è regista di film che mi sono molto piaciuti, merito anche di volta in volta degli attori chiamati in causa (esempio Buy e Castellitto in “Caterina va in città”, coppia stralunata e fuori dall’ordinario); questo nuovo film spero di vederlo presto, mi incuriosisce, voglio vedere con i miei occhi che taglio dà ad una situazione – quella del lavoro precario e del post-laurea – che potrebbe sembrare inflazionata, ma di cui in realtà si parla meno di quanto servirebbe…
    E bravo Fede che si è rifatto vivo da queste parti, ormai era Godot che aspettava lui… 😉 sarà merito delle compagnie?

  2. Io stavo per postare, ho già scritto l’articolo, ma poi son venuto qui e ho visto il post di Fede! Per cui aspetterò qualche giorno.
    Io sinceramente non amo particolarmente Virzì (a parte Ovosodo, discreto), ma il tema potrebbe essere interessante, se mi capiterà gli darò un’occhiata (sperando che non sia retorico e petulante come il 90% della produzione italiana di questi tempi).
    Comunque recensione interessante, bravo Fede.

    Dan

  3. mmmm..

    Di Virzì,come molti,apprezzato Ovosodo, molto meno caterina va in città,questo non so.

    Perchè questi timori? perchè penso che se l’Italia sia come è molto sia per l’eccesso di ironia con cui affronta i suoi problemi, tanta,troppa ironia.

    L’ironia non è la satira, alla fine fa il gioco del potente più che di chi al potere è sottoposto, metterla sul ridere o buttarla in vacca facilita il mantenimento dello status quo. Ecco perchè ho dubbi su questo genere di film, e continuo a credere,come dice un mio amico, che la carne di angus argentina sia buona perchè forse gli animali nelle pampas conducono vita migliore di molti operatori di call center.

    La Ferilli,poi,mi è sempre stata insopportabile..
    Scusate i toni critici, ma avrete capito,anche dal blog di dan, che sono lievemente logorroico..


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