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Monthly Archives: marzo 2008

Voglio abbassare la media dei film, non dico in qualità, semmai in aulicità (esiste questa parola?…). Ieri sono stato a vedere Tutta la vita davanti, di Paolo Virzì, ultima opera del regista livornese autore di Ovosodo, Caterina va in città e N io e Napoleone. Esordisco col dire che mi è piaciuto ed è concorde con me la mia compagna d’avventure. Beh, chi se ne importa…

La storia, a metà strada tra commedia e dramma, ruota attorno a una bella e brava ragazza d’oggi, Marta (una splendida Isabella Ragonese), neolaureata con lode in filosofia che si ritrova divisa tra un call center e un babysitting, due esperienze tanto assurde quanto poi però inaspettatamente costruttive. Un turbinio di personaggi variegati e situazioni grottesche fa da sfondo alla vicenda clou, narrata dalla calda voce di Laura Morante: si passa dalla svanita coinquilina con figlia a carico, sempre sull’orlo dello sfascio economico e morale, al sindacalista anti-call center (mitico Mastrandrea) fino al collega stressato impersonato dal trasformista Elio Germano, uno dei miei attori preferiti.

Ma al centro sta il call center della Multiple, un luna park delle vendite, un circo da lavaggio del cervello d’ispirazione Grande Fratello, sia orwelliano che televisivo allo stesso tempo, con canti, balli, premiazioni stile villaggio vacanze. Non può mancare il capo carismatico (Massimo Ghini) né tantomeno l’aguzzino, una convincente Sabrina Ferilli nel ruolo di una direttrice schizzata. Giovani ragazze e ragazzi finiscono qui come i ciuchini di Pinocchio, senza accorgersi dell’alienazione che finisce con lo stritolarli lentamente. Marta per un attimo si perde, ma non smette mai di osservare ciò che la circonda con occhio critico, e con lei lo spettatore.

Non ne esce una visione granitica ma una ricca di sfaccettature e spunti di riflessione, anche se si capisce bene da che parte sta il regista, come del resto negli altri suoi film. Siamo usciti dal cinema soddisfatti, non dico carichi di una nuova consapevolezza ma quasi. Anzi, forse con molti dubbi, seppur costruttivi, sull’Italia di oggi e noi giovani. Su noi stessi, su di me, che di dubbi ne ho già abbastanza, sul lavoro. Il mio.

 Fede

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