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Quando mi sono avvicinato a John Fante, e in particolare a Chiedi alla Polvere, l’ho fatto per motivi di dubbia moralità letteraria. A volte leggi un libro per conoscere qualcun altro, e invece ci ritrovi dentro te stesso, e allora cominciano i problemi. Cominci ad amare incondizionatamente ogni singola parola che esce dalla penna di un autore, cominci a leggere di Arturo Bandini e piano piano vi leggi il tuo nome…

E’ andata così. Scrittore squattrinato e un po’ mitomane, inconcludente e incoerente, amante della scrittura e della poesia a tal punto da vivere su carta, spesso, quello che non riesce a fare, per sfortuna o mancanza di coraggio, nella vita reale.
Perfetto. Mi si spia.

Arturo Bandini è passionale, è italiano ma vorrebbe essere americano. Vorrebbe chiamarsi John Jones, vorrebbe non dover chiedere credito al salumiere per avere qualcosa da mangiare. E le uova. Dio quanto odia le uova.
Questo però è il primo Bandini: Chiedi alla Polvere è ancora lontano, qui è ancora 14enne, nel primo romanzo della saga, Aspetta Primavera, Bandini. C’è tutto John Fante, qui, l’immigrazione, l’infanzia difficile…e un desiderio di riscatto di rivivere tutto. Ci riesce Bandini, fra una religiosità sofferta e i suoi amori, veri o immaginati. Che differenza c’è?
D’altronde, la corrispondenza d’amorosi sensi è cosa per pochi.

Solo 14 anni, e già si intravede quest’anima turbolenta, questo trasporto, questa inclinazione così naturale alla rabbia, al riso, alle lacrime.
Il tutto dipinto da un inchiostro che brucia, letteralmente, consuma tutto in poche pagine, in poche righe. Nuovi sentimenti si fanno sempre strada, nuove situazioni, al limite del grottesco. Si ride, si rimane un po’ sbigottiti, ci si commuove anche.

Ma tutto ad una velocità pazzesca. Perchè i ritratti non sono che segni forti, decisi, le storie si consumano come la fiamma di una candela. Anzi, di più, è il fuoco del camino, è l’incendio di una foresta.
Crescerà, Bandini, andrà a Los Angeles. Le tentazioni lo circondano, il fuoco continua a bruciare vivido. E il tutto assume forme nuove, perchè è lui a narrarle, lui a trasformarle nelle pagine di un romanzo, in una lettera al suo editore.
Impulsivo Bandini, non possiamo che simpatizzare per te.

Egoista e superficiale, piaci così alle donne, e loro piacciono a te, ma quella è la fiamma che più di ogni altra arde in gran segreto nelle pagine di Bandini, nella vita è tutto più difficile. Dispettoso, irritante Bandini. Vorrebbero cambiarti, non capiscono che tu sei uno scrittore, un artista, che le ami a tuo modo.

A volte muoiono, Bandini, anzi, praticamente sempre. Che sfiga.

Gli Omero sopravvivono, invece, loro devono raccontare, devono scrivere, devono trasformare la vita in poesia. Poco importa, alla gente, se sei cieco e ne hai soltanto ascoltato il racconto. Poco importa, Bandini, se ti odiano perchè sei povero, se ti prendono in giro, se ti lasciano solo, se anche sul letto di morte dicono di amare un altro.

Pazienza, Bandini, alcuni nascono per vivere, altri per raccontare. Ti aspetta Hollywood, Bandini, dove le tue sceneggiature saranno un successo. Ti aspetta un posto negli scaffali delle biblioteche, alla lettera “B”. Ti aspetteranno, forse, altre illusioni e altre delusioni. Altri sogni, fuori dalla finestra di Bunker Hill…

Quanto sei ingenuo, Bandini.

Dan

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